Qualora volessimo limitarci a un mero dato statistico il tumore infantile – a livello mondiale – non si presenta certo con numeri impressionanti, soprattutto se facciamo il paragone con l’incidenza della stessa problematica sugli adulti. Un dato che ormai risale a un paio di anni fa (2019) parla di quasi 14.000 casi di tumori in bambini di età fino ai 14 anni. Una cifra che ci lascia di certo sgomenti – se solo proviamo a dare dei volti a tutta questa sofferenza – ma sembra piccola al confronto con quella degli adulti colpiti dallo stesso male: circa un milione e mezzo di casi, dei quali quasi 600.000 mortali.

Ma la malattia, lo sappiamo, non è statistica. Non per chi è ammalato, non per chi ha bisogno di aiuto medico, delle strutture adeguate, delle risorse per poter combattere al meglio delle possibilità. Il dolore e la sofferenza non sono dati che possiamo inserire in un file Excel. Ma possiamo di certo combatterli al meglio, cercando di incanalare le energie positive del maggior numero di persone affinché la malattia non possa spegnere ogni sorriso.

Ci sono alcune tipologie di tumore che bambini e adulti condividono (leucemia, tumori cerebrali, linfomi, alcuni tumori delle ossa come osteosarcoma e sarcoma di Ewing), ma in alcuni casi possiamo parlare di tumori esclusivi per i bambini: neuroblastoma, Tumore di Wilms, Rabdomiosarcoma, Retinoblastoma.

Il caso più complesso – limitatamente ai pazienti più piccoli – è sicuramente quello legato a neoplasia. In caso di neoplasia le conseguenze e le complessità del trattamento rendono spesso necessario il trasferimento presso un centro specializzato in cura di tumori infantili. Proprio quei viaggi avanti e indietro che Sorriso in viaggio cerca di supportare, con bambini (e famiglie) spesso lontani da casa, da quegli ambienti che hanno imparato a riconoscere come confortevoli, culle d’amore. Il problema nel problema e tutto a ricaduta sulla serenità del piccolo paziente che, non dobbiamo dimenticarlo mai, prima di tutto è un bambino.

L’impatto di una diagnosi di neoplasia e l’intensità del trattamento sono opprimenti per il bambino e la famiglia. È difficile per il bambino mantenere un senso di normalità, a causa di ospedalizzazioni frequenti, visite ambulatoriali e procedure che quando non sono dolorose di certo hanno sempre il potere di intaccare la serenità del piccolo paziente. La famiglia, l’unità di stabilità del bambino, ne risente in modo deciso poiché i genitori si sforzano per continuare a lavorare (per non parlare di quelle situazione nelle quali anche il lavoro – o l’assenza di questo – diventa una complicazione), prestare attenzioni agli altri figli senza poter trascurare in nessun momento le esigenze del bambino malato. La situazione è ancora più difficile quando il bambino è seguito in un centro specializzato lontano da casa. Qui la normalità svanisce del tutto. Qui intervengono aiuti come quelli di Sorriso in viaggio o altre associazioni che cercano di “guarire” quel senso di anormalità che si impossessa del paziente e dei suoi genitori.

Non esiste una soluzione a tutti questi problemi. Ma esiste un modo per alleviarli, per tenerli lontani almeno per un po’. Affinché un paziente possa ricordarsi – quando possibile – di essere un BAMBINO. Con tutto quello che questo dovrebbe significare.

Esiste l’aiuto che tutti noi possiamo donare. Non è bastante, certo. Ma è un passo. E a volte un sorriso non chiede altro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *